lunedì 10 dicembre 2007

Ambiente - L'Italia che non c'è




Che politica in fatto di ambiente ? Ma forse dovremmo dire: che politica ? E basta. Il nostro è un paese dove la politica latita. Non latita - ahinoi - la chiacchiera dei politici, che imperversa ovunque. Ma la politica, quella vera, quella alta e nobile, ahinoi, latita eccome. E non da adesso.




In questo paese, non siamo certo qui a scoprirlo, vige in ogni dove, a livello politico, la buona norma dell'improvvisazione. Che è il contrario della politica. La politica, in Italia, serve o per (tentare di) riparare a qualche danno, o per adottare qualche provvedimento che l'attualità indica come necessario, anzi imprescindibile.




Non c'è mai, o quasi mai, una vera progettualità, in Italia. Si vive alla giornata, si campicchia, sulla base di miriadi di decreti e decretini che limano, smussano, regolamentano, delimitano, scontano, condonano, depenalizzano, sanzionano a gettone, e per quanto serve alla durata di una legislatura (se mai per puro miracolo si riesce ad arrivare alla fine di essa).




I buoni propositi, nella politica italiana, sono pari soltanto ai fallimenti annunciati, e puntualmente maturi, alla fiera dei conti. Un caso emblematico, la patente a punti che sembrava la panacea, ma era anch'essa una semplice 'pecetta', e come 'pecetta' oggi si manifesta, in mancanza di un serio piano di prevenzione e di controllo sulle strade, che ogni giorno spuntano il loro bollettino di guerra e di morti.




Così tristemente avviene anche nella materia che dovrebbe starci più a cuore, l'ambiente, dal quale tutto il resto proviene (salute, lavoro, benessere, futuro). In Italia non c'è o non c'è mai stato un progetto a lungo termine sull'Ambiente.




Ogni governo che si succede non fa che sterilmente assecondare gli umori più o meno agitati o più o meno sopiti delle varie componenti della propria maggioranza: un condono di là, una pista ciclabile di qua, e vai col tango.




Intanto, in congenita mancanza di un serio piano di programma a lungo termine su Ambiente ed Energia, il nostro paese è sempre più ai margini dell'Europa, sempre più dipendente dall'OPEC, sempre più fragile, sempre più arretrato, sempre più povero delle sue ricchezze ambientali (qualcuno un giorno o l'altro dovrebbe scrivere sui nostri giornali cosa sono diventate le nostre campagne, cosa i nostri boschi o le nostre montagne, sempre meno piene di vita (animale e umana), sempre più silenziose, sempre meno produttive).




Adesso da noi, in fatto di Ambiente ed Energia, sembra arrivato il tempo del pentimento: qualcuno comincia ad occuparsi delle scelte fatte (avventatamente, e sempre sulla base di spinte emotive, mai sulla base di progetti, di piani razionali) nel passato.




Ma anche questo tempo sembra molto fatuo. Anche oggi, come sempre, si discute molto e si fa poco. Molto poco.




Cosa manca ? Mancano, forse, le 'Accademie'. Sì, avete capito bene, le 'Accademie'... Ma non le accademie nel senso di Università. Le accademie nel senso 'vichiano', quelle accademie che nobilitano l'agire umano, che attraverso l'intelligenza e la razionalità, attraverso le istituzioni pubbliche, incastonano l'uomo al centro della natura, e rendono la natura feconda e produttiva grazie all'opera dell'uomo.




Questa intelligenza in Italia sembra veramente merce rara, e ce n'è grandemente bisogno. Perchè questa era (e siamo sicuri lo è anche ora, nonostante tutto) la patria dell'intelligenza. L'intelligenza che faceva scrivere a Giambattista Vico, intellettuale e filosofo, uno dei padri del pensiero moderno:




L'ordine delle cose procedette:


che prima furono le selve, dopo i tuguri,


quindi i villaggi, appresso le città,


finalmente l'accademie.




Ecco noi siamo fermi alle città. Ci mancano tanto le accademie..




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